Carciofo: un ortaggio dalle molteplici qualità

Il carciofo (Cynara Cardunculus Scolynus), discendente del cardo selvatico, era già noto sia ai greci che ai romani anche se la sua diffusione inizia nel napoletano dopo l’anno 1000. In ambito alimentare sono i fiori del carciofo ad essere protagonisti: l’ortaggio che portiamo in tavola corrisponde, infatti, all’infiorescenza di questa pianta perenne appartenente alla famiglia delle Composite.
La fitoterapia impiega, invece, le foglie, ricche di sostanze a cui si devono le proprietà medicinali del carciofo.

Le varietà di questo ortaggio sono classificate secondo tre criteri: presenza/assenza delle spine; colore del capolino (violetto o verde); varietà autunnali o primaverili.
Numerose sono le proprietà di questo prezioso ortaggio:

  1. AZIONE ANTIPERTENSIVA
    Il carciofo è ricco di preziosi minerali come il ferro, utile contro anemia e stanchezza, il rame, il calcio, il manganese e il fosforo. Contiene, inoltre, il potassio che contrasta l’eccesso di sodio, causa della maggior parte dei casi di ipertensione; per questo motivo viene definito “farmaco verde antipertensivo”.
  2. AZIONE IPOCOLESTEROLEMIZZANTE
    Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che gli estratti del carciofo agiscono sul metabolismo lipidico diminuendo la produzione del colesterolo e dei trigliceridi endogeni, favorendo la loro escrezione o la naturale ridistribuzione nell’organismo. Tale azione è dovuta in gran parte alla presenza della cinarina che determina soprattutto un aumento della produzione della bile (coleresi) e quindi l’escrezione di sali e acidi biliari ricchi di colesterolo.
  3. AZIONE DIURETICA
    Sempre grazie alla cinarina, il carciofo ha anche proprietà diuretiche e drenanti che rendono questa pianta indicata quando è necessario contrastare ritenzione idrica e cellulite.
  4. AZIONE EPATOPROTETTIVA
    Poiché si comporta da agente lipotropo (ovvero che mobilizza i lipidi), il carciofo aumenta il flusso biliare e riduce il colesterolo e si rivela un rimedio naturale raccomandato per i pazienti affetti da epatite, ittero e steatosi epatica, una condizione caratterizzata dall’accumulo di grassi nel fegato, che può danneggiare le sue cellule e degenerare in cirrosi epatica.
  5. AZIONE COLERETICA
    Questa azione, che consiste nel promuovere la secrezione della bile da parte del fegato, è dovuta ad alcuni principi attivi presenti nel carciofo, soprattutto cinarina e flavonoidi. Essa stimola allo stesso tempo l’attivazione enzimatica, funzionale e antitossica del fegato, la rigenerazione epatica e l’aumento del flusso sanguigno.
  6. AZIONE LASSATIVA
    L’attività leggermente lassativa del carciofo, dovuta all’elevata quantità di fibre, soprattutto di inulina, e all’aumentata produzione della bile, agevola il transito intestinale rendendo questa pianta un importante complemento al movimento fisico nei casi in cui è necessario stimolare l’intestino pigro.
  7. AZIONE IPOGLICEMIZZANTE
    Questa azione, particolarmente significativa nei soggetti diabetici non-insulino-dipendenti, è dovuta ad alcuni composti presenti nel carciofo, tra cui l’acido clorogenico, alcuni derivati dell’acido caffeilchinico e l’inulina, una fibra che contribuisce ad aumentare la presenza di Bifidobatteri e Lactobacilli, equilibratori dell’intestino.
  8. AZIONE ANTIOSSIDANTE
    Il carciofo è ricco di preziosi antiossidanti che contrastano l’ossidazione causata dai radicali liberi che inducono a trasformazione tumorale. Inoltre è in grado di inibire la produzione nell’organismo di un fattore, particolarmente stimolato dai raggi UV, che causa infiammazione e invecchiamento e, conseguentemente, aumento di rughe, macchie e cedimenti della pelle.

Nonostante le innumerevoli proprietà benefiche, il carciofo non è consigliato a chi è soggetto a calcoli biliari in quanto in grado di causare coliche, e alle donne in allattamento poiché impedisce la secrezione mammaria.
Per quanto riguarda il consumo di questo prezioso ortaggio ricordiamo che:

  • Utilizzare il limone come condimento sul carciofo crudo, migliora l’assorbimento di ferro di cui è ricco;
  • Se bollito, la cinarina - sostanza che depura il fegato - finisce nell’acqua quindi è sconsigliato questo metodo di cottura;
  • È consigliato preparare risotti e vellutate unendo alle infiorescenze (comunemente chiamate “cuori”) le brattee (“foglie”) pulite e tritate o frullate, poiché qui si concentrano le sostanze terapeuticamente preziose.

Articolo scritto dalla dott.ssa Daria Fiorini per Bergamo Salute

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